Diamo uno sguardo ai bilanci dei Casinò

bilanci casino

Si è già detto tante volte, e si è capito dalle news sui casino online italiani fornite da Casinoguru.it nota guida sul mondo del gioco d’azzardo legale italiano, che le Case da Gioco tricolore hanno veramente dei problemi nella quadratura dei bilanci. Sarebbero tutti da rivedere e da correggere, visto che sono perennemente in perdita, ma senza dover intervenire con la retribuzione dei dipendenti riducendola, oppure diminuendo le ore di lavoro. Le leggi e i decreti istituzionali che attengono queste strutture sono obsolete e non vale neanche la pena di ricordarle per intero. Ma forse non tutti conoscono il disposto dell’articolo 19 del decreto-legge 318 del 1986 che trattava dei Casinò di Sanremo e di Venezia, allora gestiti dai rispettivi comuni. Un decreto così antico che stabiliva che tutti i proventi derivanti dalla gestione della Casa da Gioco avevano natura giuridica di entrata tributaria. Per questa stessa natura non solo i proventi lordi di gioco, ma anche le mance a beneficio della gestione sono non tassabili.

Mentre con una società per azioni a capitale pubblico, partecipata dal Comune o dalla regione, le sole entrate tributarie sono quanto il gestore paga al titolare della concessione. Il concessionario, naturalmente, ha la preoccupazione dell’equilibrio di gestione e per non far avere “scossoni”, si carica delle perdite di bilancio che a volte, ma non sempre, sono superiori a quanto riceve dal gestore e non tiene conto delle proprie spese.

Una domanda naturalmente sorge spontanea: Perché non tentare una gestione diretta? Molto probabilmente si concretizzerebbe con un risparmio ed un minor carico fiscale rispetto ad una partecipata. Forse, però, sono discorsi avveniristici per il nostro Esecutivo dato che, ovviamente, per regolarizzare tutto questo ci vorrebbe un intervento del Governo. Se la memoria di chi scrive non fa “qualche scherzetto”, si potrebbe risalire ad un vecchio disegno di legge del 1983 dove si ipotizzava che le Case da Gioco potessero essere affidate alla gestione di, uno studio associato, o qualcosa di simile, a mezzo di un particolare contratto di incarico che poteva prevedere una parte fissa ed una variabile riferibile ai risultati acquisiti.

La parte variabile potrebbe, in realtà, anche non esistere in caso di introiti inferiori all’esercizio precedente e questo, naturalmente, per disincentivare “l’ingerenza dell’ente pubblico” (o di chi lo rappresenta). Questa forma contrattuale potrebbe forse raggiungere il suo scopo eliminando contemporaneamente l’eventualità che si invochi la partecipazione agli utili e non alle perdite! E questo può far risalire alla proposta sottoposta dal Governo di una sola società alla quale far risalire la gestione di tutte e quattro le Case da Gioco. Proposta che ogni tanto, sopratutto recentemente, torna a fare capolino, ma che ancora non ha trovato la forza di “farsi sentire sul serio”. E poi se si vuole entrare maggiormente nel discorso per quello che riguarda la competenza sul personale dipendente, l’eventuale gestore dovendo assolutamente non interrompere la continuità occupazionale, potrebbe essere autorizzato a ricorrere al part time. Non bisogna, infine, dimenticare che salvo qualche eccezione come quella del Casinò di Sanremo il beneficio attuale derivante all’Ente Pubblico dalla Casa da Gioco, tramite una partecipata, consiste proprio nell’occupazione e con i tempi che corrono si può certamente affermare che non sia una argomentazione da non tenere ben presente.

Categories: Senza categoria